Avete mai immaginato di spogliare con gli occhi la vostra vicina di posto?
La sensazione è strana, come se portaste i famosi occhiali a raggi X. L'immaginario è uno: il desiderio di fare sesso con una sconosciuta. Ma non solo, si ha il potere di plasmare con la propria immaginazione il corpo di qualcuno e di farne ciò che vogliamo. Si è un po' come Dio o forse meglio, perché il risultato è sicuramente superiore a quello reale. La vostra immaginazione è il chirurgo plastico che tutte le donne vorrebbero avere.
Non è un'idea pervertita perché penso che pure le donne facciano lo stesso e nulla si fa di male; il pensiero, almeno per ora, esula dal penale. L'idea, anzi, ritengo, che conturbi la mente in modo positivo rendendola creativa.
Non cerco consensi o giustificazioni a quello che faccio, non ne ho bisogno, mi riterrei un ipocrita ed io odio l'ipocrisia. Cerco, semplicemente, di dare un aspetto naturale ad un nostro bisogno libidinoso di uscire dal banale.
Nonostante fosse primo pomeriggio, il sole in quel periodo dell'anno appariva vicino al tramonto. Il treno era partito da poco e sul vecchio vagone dagli scomodi sedili posizionati uno davanti all'altro si erano seduti pochi passeggeri.
L'inverno era alle porte, ma l'aria tiepida ed il sole immune da ogni nuvola avevano fatto di quel dì una bellissima giornata primaverile. La maggior parte delle persone erano coperte d'indumenti pesanti ma qualcuno aveva azzardato un abbigliamento più sfacciato. La ragazza sedutami di fronte era tra questi.
Alta, con i capelli mossi castano chiari raccolti dietro la nuca come un cespuglio di rovi, la ragazza aveva un portamento fiero e due spalle larghe molto singolari per una donna. La carnagione era di un pallore quasi malaticcio, ma gli occhi nocciola erano vispi e sani, e per nulla facevano pensare ad un affezione che la affliggesse.
L'abbigliamento, come detto, la rendeva una vera mosca bianca. Sopra una vestaglia di seta chiara a fiori, molto trasparente, stile anni venti, indossava con disinvoltura un gonnellino di tulle a più strati simile a quello portato dalle ballerine di danza classica. Calze nere a rete gli coprivano le lunghe gambe dai polpacci troppo muscolosi, quasi da atleta. Infine, un paio di anfibi scuri dalle stringhe slacciate calzavano i piccoli piedi.
Anche nel trucco e nei gioielli, però, la ragazza si rendeva caratteristica. Lo sguardo perso in chissà quali pensieri, era reso cupo da un contorno occhi nero, pesantemente abusato, che valorizzava ancor più il cinereo viso. Un semplice pallido rosa, invece, contornava la labbra carnose. Gli orecchini, tutti ad anelli, erano numerosi e piccoli sul lobo destro, mentre sul sinistro ve n'era uno unico e grande, quanto il pugno di una mano. Al collo, da ultimo, portava un sol pendaglio d'argento a forma di teschio con una rosa tra i denti.
Era l'immagine di un corpo che per nulla era diverso da tanti altri, ma che nella mia immaginazione desideravo veder spogliato.
Il desiderio quando ci compare lo fa all'improvviso e noi inconsapevoli veniamo trascinati dalla sua forza irresistibile e raramente riusciamo ad opporci. E' quello che capita a me in queste situazioni: faccio finta di non guardare mentre in realtà scruto come un falco la mia preda, i miei occhi sono come calamitati sulla visione che ho davanti e anche se non voglio vedere sono costretto a farlo.
Sfoglio, senza la minima attenzione, una delle pagine del libro che ho in mano ed il mio sguardo supera il tessuto sottile dell'abito a fiori della ragazza.
La brezza che entra dal finestrino aperto ed il perlato sudore che scivola sul suo corpo, eccita visibilmente il capezzolo della ragazza che, inturgidendosi, preme sul tessuto provocando un rigonfiamento sul vestito che noto con piacere.
E' indiscutibile che i suoi seni siano faraonici, grandi e tondi meloni maturi, chiari come il latte e dai capezzoli rosei invitanti, che chiunque ambirebbe assaggiare. Come un medico osservo il décolleté del suo vestito ed il suo petto che ad ogni respiro si alza e si abbassa lentamente.
Strana è la vita quando ti mette davanti le cose più insignificanti e naturali del mondo e noi non ce ne accorgiamo, mentre se per un momento ci soffermassimo sui particolari tutto sembrerebbe più bello. Nessuno si accorge mai di quello che abbiamo davanti, di quello che possiamo avere solo allungando una mano. E tutto talmente semplice che ha pensarci sembra stupido, ma in realtà non lo è; niente su questa terra esiste per caso e tutto è possibile, basta desiderarlo.
Il treno provoca una sensazione soporifera con il suo ondeggiare, il suo cullarti dolcemente, il suo rumore così costante e continuo come una ninna nanna. La ragazza è indifesa e questa sensazione che man mano sale, con l'andare del treno, s'impossessa di lei, la ghermisce in un unico abbraccio e poi la trattiene come una dolce ed affettuosa mamma che culla tra i seni il suo piccolo. Il bel capo riccioluto si piega dolcemente al poggiatesta e le sue palpebre lentamente si chiudono coprendo i suoi grandi occhi nocciola. Ora la giovane è in uno stato tra la veglia ed il sonno in cui i rumori vengono attutiti, il mondo appare sfocato e le immagini dei sogni compaiono fugaci, ma in assoluto non può vedermi mentre la osservo e la spoglio con gli occhi.
Non avrei mai avuto bisogno della forza del treno per realizzare il mio piacere, ma ciò lo rende ancora più grande; perché posso sfiorare ogni angolo di lei con lo sguardo senza timore di essere visto.
Belle e morbide sono le sue lunghe gambe, probabilmente l'unica parte del corpo meno candida e più olivastra, forse abbronzata ancora dai rimasugli di un autunno solare lasciato alle spalle, indossando gonne troppo corte. La pelle liscia, imprigionata nella rete scura delle calze, assomiglia ad una sorta di prigione per un corpo troppo avido di libertà, oppure ad una gabbia di sicurezza per un oggetto troppo prezioso.
Le braccia, nel sonno, si sono afflosciate sul corpo teneramente e le piccole mani dalle lunga dita affusolate sono cadute una vicina all'altra sulla gonna di tulle come a proteggere la dolce rosa nascosta tra le gambe. I raggi di un sole malato, anche se vivo, filtrano dal finestrino illuminando la soffice ed appena accennata peluria degli avambracci e tutto appare come ricoperto di diamanti. Un gioiello inestimabile davanti ai miei occhi.
Desidero sedermi al suo fianco ed infilare una mano tra le sue cosce, sfiorarne l'interno reso umido dal sudore e salire lentamente verso l'alto.
Le sue labbra si schiuderebbero mostrando denti bianchissimi, mentre la sua morbida voce emetterebbe un mugolio simile ad un respiro di un dormiente che si è appena destato.
La mia mano si contorcerebbe tra le sue gambe, lenta e sinuosa, sfiorando le mutandine orlate di pizzo nero e furtiva penetrerebbe nelle pieghe, infilandosi tra i soffici riccioli nascosti. Le punta delle mie dita si inumidirebbero delle effusioni emesse dal suo corpo e io sentirei il profumo del suo sesso salire lungo le narici del mio naso. Ma questa è solo un illusione, un sogno e il treno si è fermato.
La ragazza si è alzata lasciando dietro di se il profumo della sua pelle, dei suoi capelli e della sua dolce rosa. Alle mie mani non è rimasto che un umido ricordo di lei.
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