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ROBERTO
UN' OPERA D'ARTE

Mi aspettava stesa sul letto, pancia sotto, con il solo perizoma nero addosso. Era sempre pronta, nella stanza si sentiva il profumo della sua passera. Sicuramente si era già toccata nell’attesa.

Mi mostrava quel culo stupendo, un capolavoro della natura, mi commuovevo solo a guardarlo. Purtroppo per me era il frutto proibito, un frutto che mi era sempre stato negato.

Con lo sguardo fisso sul sedere cominciai a spogliarmi, già eccitato, in un attimo ero nudo col cazzo dritto, pulsante, mi faceva quasi male.

Lei non si muoveva e non parlava, cominciai allora a baciarle i piedi, risalendo pian piano le sue gambe stupende, poi le cosce, con la lingua, mordicchiando leggermente, insalivando tutto al mio passaggio, fino ad arrivare a quelle natiche soffici e sode allo stesso tempo. Spostato il filetto del perizoma mi resi conto che non arrivavo alla sua passera profumata e bagnatissima, ma mi si offriva quel buchetto così tanto sospirato.

Le piaceva farsi leccare, mi aveva sempre negato la penetrazione, ma farsi leccare, sentire la mia lingua che cerca di intrufolarsi dentro, le era sempre piaciuto.

Adesso cominciava a mugolare pian piano, mentre la mia lingua inumidiva quella rosellina stretta ed ogni volata che cercavo di spingerla dentro, a fondo, il più possibile, emetteva una specie di gridolino soffocato. Era ormai fradicia, il culo bagnato dalla mia saliva e la fica dai suoi umori che ormai bagnavano abbondantemente anche le lenzuola.

La girai dolcemente, lei teneva gli occhi socchiusi, aveva un sorriso sulle labbra che sembrava quasi una smorfia, era bellissima, la mia donna stupenda con la faccia da porca vogliosa. Le tolsi il perizoma. Ora stavo leccando quella fica profumatissima, fradicia, dal profumo inebriante e dal gusto leggermente acidulo, il cazzo mi faceva male, ero eccitatissimo.

I suoi mugolii si trasformarono in gridolini, cominciava ad ansimare mentre io mi concentravo su quel clitoride ormai gonfio, che sbucava da solo tra le labbra. Lo succhiavo, poi lo leccavo, poi succhiavo più forte mentre con le mani, le braccia allungate al massimo, tormentavo i suoi capezzoli, le piaceva sentirseli strizzati.

Andavo avanti ormai da quasi venti minuti, bevendo i suoi umori, ormai sentivo il suo orgasmo arrivare. Le alzai allora le ginocchia, fino quasi al petto, mettendo così a disposizione della mia lingua di nuovo quel buchetto, quel culo che mi faceva impazzire.

Lasciai quella passera saporita e ricominciai ad introdurre la lingua nel forellino stretto, per poi ripassare al clitoride e quindi scendere di nuovo, volevo farla impazzire, prima di farla godere, così come lei faceva impazzire me offrendomi quel suo culetto stupendo, senza mai lasciarmi entrare.

Ormai l’orgasmo non poteva più aspettare, le contrazioni del bacino erano cominciate, talmente forti che era difficile restare su quel clitoride, presi allora a stringerlo forte tra le labbra, mentre lei ansimando si lasciava andare a mugolii sordi e quasi strozzati.

Era tutta sudata, profumava di donna, mi venne vicino, baciandomi ed infilandomi la lingua nell’orecchio mi disse: “Lo vuoi sempre il mio culetto, vero? Ho una proposta da farti.” E così dicendo estrasse dal comodino un fallo in lattice, più o meno delle dimensioni del mio, forse appena un po’ più grosso e continuò: “Tu mi dai la lingua, io ti do la bocca, tu mi dai il cazzo, io ti do la fica… vuoi il mio culo? Allora mi devi dare il tuo!” E scoppiò in una risatina satanica, ma divertita.

Io continuavo a guardare quel cazzo di gomma, lei intanto si era girata per farmi vedere quel suo culo da favola, ero stordito, non me l’aspettavo, ma senza più indugiare, col cazzo gonfio da farmi male, sangue al cervello non ce n’era più, era tutto lì, dissi: “Va bene, se questo è il prezzo ci sto. Attenta però, ti farò tutto ciò che tu farai a me.”

Le parti ora si erano invertite, era lei che mi stava leccando il buco, per me era una sensazione nuova, ma piacevole. Lei continuava ad insalivare e la mia erezione era arrivata ormai a limiti mai raggiunti, la cappella sembrava scoppiare. Ora, piano piano cominciava ad infilare il suo indice dentro di me, prima la punta, poi tutto quanto. Lo teneva fermo, poi cominciava un leggero su e giù per poi fermarsi di nuovo e quindi di nuovo la lingua.

Non avevo mai provato nulla di simile, non credevo potesse essere così piacevole, poi però pensavo a quel cazzo di gomma ed il solo pensiero smorzava un po’ la mia erezione. Lei intanto aveva cominciato a spingere con due dita, cercai di rilassarmi ed entrarono senza grosse difficoltà, solo un leggero bruciore che lei calmò subito con abbondante saliva. Dal comodino intanto prese un barattolo di lubrificante, ne prese una dose abbondante con le due dita e me le infilò di nuovo nel culo, roteandole dolcemente dentro per spalmarmi tutto il retto. Con l’indice dell’altra mano ne prese ancora un’abbondante dose, ora cercava di infilarmi anche il terzo dito.

Chiusi gli occhi e cercai di non pensare, di rilassare al massimo l’orifizio… era entrato. Con tre dita dentro di me cominciò un dolcissimo pompino, che sollievo per il mio povero cazzo. Continuò per un po’ poi si fermò, estrasse piano piano le dita e, continuando a succhiarmi, cominciò ad impomatare il cazzo di gomma.

Senza mai smettere di succhiare, dolcemente, appoggiò la testa di quel fallo di gomma al mio buco ormai arreso e ben lubrificato ed iniziò a spingere, piano, senza fretta. Sentivo i muscoli anali dilatarsi piano, la testa era entrata senza problemi, ma in fondo era la parte più piccola. Continuò per un po’ a giocare facendo entrare la punta, fermandosi, ritraendola per infilarla di nuovo. Poi, con un colpetto deciso, ma non crudele, infilò almeno la metà di quel cazzo di gomma dentro al mio culo facendomi sussultare. Era più la paura che altro, perche in fondo non sentii alcun male, lei intanto continuava a succhiarmi. Con quel mezzo cazzo infilato nel culo cominciò a leccarmi le palle, poi l’asta per poi riprenderlo tutto in bocca. Cercava di distrarmi ed intanto aveva ripreso a spingere quel cazzo sempre più in fondo al mio culo. Ormai era tutto dentro e lei cominciava  un lento su e giù. Mi aveva rotto il culo, il solo pensiero mi fece esplodere ed un fiume di succo caldo le riempì la bocca. Dopo aver diligentemente bevuto tutto mi tolse lentamente quel coso dal culo, leccando le ultime gocce dall’asta. Appoggiò il fallo di gomma sul comodino, si avvicinò al mi orecchio sussurrando: “Ti è piaciuto, vero, porcellino? Ora dovrai essere bravo anche tu, non farmi male.”

Al solo pensiero il cazzo mi tornò duro come un pezzo di legno. Avevo pagato un caro prezzo, ma il mio sogno stava per avverarsi…